sabato 10 giugno 2017

'E utile e necessario farsi sentire

Il bellissimo articolo su Superando, a firma Stefano Borgato, sull'iniziativa attivata ed attuata da Genitori Tosti per confrontarsi con i candidati a sindaco del Comune di Verona.
Grazie a tutti quelli che hanno partercipato e aiutato la diffusione dell'iniziativa - menzione speciale a Marco Vesentini , Presidente della Consulta Comunale che ha fatto davvero le acrobazie per poter essere presente ed infatti nella foto di gruppo non c'è, dovendo ritornare in ufficio.
Grazie al Direttore di Telearena, Dottor Mario Puliero, al giornalista Alessandro D'Errico e all'operatore per l'impeccabile professionalità.
Grazie a Michele Zilocchi e Filippo Pivetta per la presenza, nonostante i loro impegni lavorativi, ma sempre in prima linea quando si tratta di disabilità e buone prassi.
Grazie all'amica mamma Luigina Arementano per il mail-spreading.
Ed infine, last but not the least, grazie alla fantastica, generosa e creativa Beatrice Mantovani per aver suggerito e messo a disposizione la comoda ed accessibile location, da tenere presente per futuri eventi, a prova di ruote ;)
Come hanno risposto i candidati al nostro sollecitare temi e questioni si può vedere/ascoltare qui, dal minuto 21.
(Piccolo inciso/sassolino lanciato nell'acqua: e l'accessibilità televisiva veronese per i disabili sensoriali?) 
Come sempre Genitori Tosti avviano iniziative per affrontare percorsi.
Iniziare un dialogo, finalmente costruttivo e concreto, con la nuova Amministrazione Comunale nel segno dell'applicazione di leggi e quant'altro, nell'interesse e nel ben-essere della comunità  intera, non è roba da poco. Ma meglio provarci che lamentarsi, giusto?
Auguri a tutti.

giovedì 16 marzo 2017

A chi interessa e chi paga



Ogni tanto incappo in discussioni che mi appaiono sul video, quando mi connetto a Facebook.
Discussioni di altri, in cui arriva il qualcuno di turno che se ne esce con un'invettiva contro una qualche categoria di persone. 
Peccato che invece di insultare quella categoria (atto già di per sè grave perchè non si dovrebbe insultare nessuno e men che meno farlo nascondendosi dietro una tastiera) sempre, puntualmente, l'offesa ricade su un'altra categoria umana. 
Ormai non mi arrabbio più troppo, piuttosto, a volte, mi viene da piangere o sto proprio male, perchè quando insultano tuo figlio sfido chiunque a rimanere impassibili. 
Ci sto molto lavorando, come associazione sulla COMUNICAZIONE e sulla CULTURA intorno alla disabilità, ma mi sembra una lotta persa in partenza.
Dipende anche tanto dall'interlocutore. 
Mi è capitato, mesi fa, di confrontarmi con un gruppo di ragazzi delle superiori: bagni di un fast food della mia città, uno di loro apostrofa un compagno con un "Sei sempre il solito handiccapato! Hai sbagliato bagno!" e ripete l'epiteto ridendo e tutti giù a ridere con lui. 
Trattenendo il groppo in gola ho chiesto, per favore, a quel ragazzo, di non usare quel termine, spiegandogli che mio figlio era così, ma non si meritava certo di essere offeso. 
Quel ragazzo e tutti intorno, che poi si fa sempre il gruppo intorno quando uno dice qualcosa, avevano la faccia un po' come quando ti vergogni, non sai cosa dire e ti si allargano gli occhi e si restringe la bocca.
Il ragazzo poi mi ha detto "scusi!". Bravo, tanto di cappello!
Spero proprio che da quel momento in poi lui e i suoi compagni non abbiano più usato quel termine per sfottersi e magari casomai lo sentissero detto da altri, che gli venga da protestare, trasmettendo così il mio "testimone culturale": sarebbe favoloso!
Invece con Travaglio, sì proprio il giornalista, non c'è stato verso: diede dei "cerebrolesei" ai lettori che avevano una certa idea e io, insieme a centinaia, credo e spero, di altri, gli scrissi per chiedergli di scusarsi. Non solo non lo fece, ma il giorno dopo scrisse un lungo pezzo a difesa del suo uso di quel vocabolo, che peraltro riteneva non essere offensivo.
Certo che da uno con una cultura ed istruzione pari suo non te l'aspetti, che sia così refrattario ad assorbire un concetto elementare come quello che, se usi un vocabolo come "handicappato" o "cerebroleso" o "mongolo", offendi le persone con quella disabilità, perchè attribuisci una valenza negativa/dispregiativa a uno stato fisico o mentale. E sappiamo tutti che questa si chiama discriminazione.
Può essere che in molti non sappiano che discriminare qualcuno in base al suo stato fisico o mentale non sia qualcosa di grave, anzi.
Assicuro che questa operazione, invece, è molto grave, perchè stabilisce delle gerarchie tra gli esseri umani. Nonostante a qualcuno spiaccia, però, siamo tutti UGUALI, la materia cellullare di cui siamo composti è la medesima.
Senza scomodare troppo certe discipline letterarie e scientifiche, dico che quanto più uno è colto tanto più si arrampicherà sugli specchi per perorare la giustezza della propria posizione, non facendo altro che riconfermare questa mala prassi della nostra cultura per cui chi non è "perfetto" automaticamente paga lo scotto della derisione o dell'offesa.
Che strano, eh? Il ragazzo poco più che adolescente si è scusato subito, l'adulto colto e famoso ha perso un'occasione.
Per me mio figlio è una delle persone più care al mondo e oltre all'amore infinito che posso avere come mamma, nutro un profondo rispetto per questo ormai ometto che, da sempre, mi insegna che non è vero che ti serve possedere tutti i pezzi di cervello per parlare, coordinarsi nei movimenti, ragionare, provare emozioni e fare battute. 
Io non posso non nutrire un profondo rispetto per chi, senza avere alcuni pezzi di cervello e senza anche il bene della vista, ha comunque imparato a parlare, a dispetto delle sentenze mediche. 
Non posso non ammirare un bambino che teoricamente non riuscirebbe a muoversi anche per la grave ipotonia oltre a tutto il resto, eppure ha impararato a lanciare il vortex ( e se lo potesse fare in palestra o sulla pista di atletica invece che nel rinchiuso della sua cameretta, chissà che lanci da record!).
Ieri sera mi è capitato un altro "qualcuno di turno".
Ho replicato ma poi ho desistito, a causa dello sbocco grafomane del mio interlocutore, che non si è nemmeno fermato un secondo a riflettere su quanto da me scritto - due righe invero.
La reazione di questa persona mi ha fatto molto riflettere: se solo nella vita di tutti i giorni c'è chi non coglie proprio nessuna differenza per l'uso che fa delle sue parole, e quindi giudica molto poco o molto male tutte quelle persone come mio figlio, come è possibile quindi che a livello più alto, là dove si decidono le leggi e dove c'è tutto un giro di comunicatori delle notizie (i giornalisti, come lo è un Travaglio) la situazione sia diversa?
In questi giorni si decide sulla sorte di oltre 240mila "handicappati", "cerebrolesi", "mongoli" e quant'altri esseri umani, come vogliate definirli, iscritti nelle scuole pubbliche.
Provo una profonda amarezza perchè nessuno, a parte le solite voci e pure fuori dal coro, ha denunciato a gran voce la discriminazione in atto con queste leggi che stanno per essere approvate.
Possibile che nel mio Paese contino così poco concetti come "essere umano", "diritti" e giustizia?
A chi interessa?
Chi paga, invece, è noto.
Nella foto il vortex di mio figlio.
Per noi che abbiamo rispetto e cognizione la definizione è persone con disabilità. Perchè le parole sono importanti.
Grazie a tutti.

domenica 5 marzo 2017

25 anni e 1 mese


Chi segue questo blog - a parte meritare un premio per la fedeltà dimostrata, contattatemi pure in privato - si ricorderà che, ad un certo punto, scrissi questo post.
Correvano i 16 anni della Legge 104 (era ancora minorenne!) e io ero proprio una burba, ma scrivevo così: 
"Gli anni ’90 passano insieme all’exploit del volontariato e del terzo settore, succedono ovviamente altre cose: quello che mi premeva capire era cos’è successo dopo, fino al quasi moriente 2008 e soprattutto PERCHE’ dopo 16 anni ancora c’è gente che non sa assolutamente che esiste la legge 104, soprattutto i genitori: credo che se uno si prendesse la briga di leggerla, forse non direbbe più quello che continuo a sentire, le aberrazioni che continuo a verificare, le discriminazioni perpetrate ai danni di chi difendersi non può."
Anno 2017, ben 8 anni sono passati da quanto così scrivevo e cosa è cambiato?
Ci sono ancora tantissimi genitori che ignorano la 104.
Ma, cosa assai più grave, è che  adesso  nel Governo Italiano c'è chi vuole cancellare interi articoli di questa legge, mai applicata a dovere, peraltro nell'arco di 25 anni, mica qualche settimana.
Il risultato dell'elisione di interi articoli della Legge 104 sarebbe la lesione totale dei diritti delle persone con disabilità.
Nel particolare, poichè parliamo della riforma della Scuola Pubblica Italiana, il testo di legge concertato per andare a riformare il sostegno e l'inclusione scolastica, avrebbe come unico esito il divieto per gli alunni con disabilità di poter proseguire a frequentare le scuole pubbliche.
Quindi, nel nostro Paese, contrariamente a quelle che sono le leggi che regolano l'evoluzione dello Stato Sociale, della cività, il progredire, si vuole ritornare indietro, a prima del 1992.
E chi dobbiamo ringraziare di tutto ciò?
Chi è che fa da mediatore tra la categoria in oggetto e il Governo e che si è seduto, da decenni unico interlocutore, ai tavoli istituzionali per concertare, suggerire, contribuire all'indirizzo delle Politiche del Paese in materia?
Giusto di ieri la notizia che sono stati ulteriormente erosi, fino al ridicolo, i fondi che vanno a finanziare la vita non autosufficiente and Co.
La legge sul Dopo di Noi è una barzelletta.
La legge sull'autismo non ha fondi.
La legge sull'inserimento lavorativo non pervenuta.
Sulla Sanità regna il caos.
Ora si tenta l'arrembaggio per il saccheggio della Scuola.
Possiamo permetterlo?
Buon anniversario, per chi comprende l'importanza di ricordarlo e impronta la propria vita nel rispetto dei diritti garantiti da questa preziosissima legge.
Per tutti gli altri, che già si fossero accorti: la legge è del 5 febbraio, non marzo 1992, ho sbagliato di un mese, ma la sostanza rimane invariata.
 

sabato 25 febbraio 2017

Roma, Liceo Tasso - 24 febbraio 2017


A tutte le persone che erano presenti ieri, 24 febbraio 2017, nell'aula Magna del Liceo Tasso di Roma: un grosso grazie! 
Incontrare le persone con le quali, da mesi, stai organizzando tutto questo, finalizzato alla salvaguardia di una serie di diritti fondamentali delle persone, è bellissimo. Abbiamo conosciuto, Giovanni (Gio Bazen) ed io, unici rappresentanti del Nord Italia (rifletteteci) tantissime persone che, nel loro ruolo professionale o orientamento di vita, combattono tutti i giorni, nel loro ambito, per questi stessi diritti.
Nel grupposocial dei GT sono stati postati dei video e delle foto di ieri e del presidio e della conferenza stampa del giorno prima.
Forse, essendoci di persona, e vivendo in diretta l'esperienza, si sarebbero capite molte cose, soprattutto sarebbe stato lampante che fare qualcosa si può sempre e farlo in migliaia di persone, centinaia di migliaia di persone, riesce.
So perfettamente quanto sia difficile organizzarsi per chi ha un figlio come il nostro e infatti io ho potuto andare solo un giorno e non tutti e due. Però l'ho fatto, a costo di tanti sacrifici e non parlo solo di quelli economici, che certo pesano molto sul bilancio familiare. Perchè per certe cose SI PUO' FARE, SI DEVE FARE.
Adesso siamo una RETE di oltre 100 sigle, sigle che significano persone, moltitudini di persone che condividono le stesse idee.
Non è un caso.
All'inizio facevamo fatica ad arrivare a 30 sigle.
Da adesso il gioco entra nel clou: il confronto diretto con il Ministro Fedeli è improrogabile, e non è possibile che il MIUR si sottragga ancora.
Così come sono in programma altre manifestazioni, un po' in tutt'Italia oltre a quelle nazionali, una data per esempio il 17 marzo a Roma.
Ci auguriamo (noi =la RETE, non solo i genitori tosti) che anche i genitori, i docenti, gli assistenti i sindacati, il personale ATA etc del NORD si sveglino, perchè paiono proprio prigionieri di un'incantesimo maligno, che li rende avulsi da tutto quello che succede, pure al Nord succede e magari in modo peggiore, ma non vola foglia.
Un abbraccione forte a tutti.

sabato 18 febbraio 2017

PORTA IL TUO CUORE

Si avvicina la due giorni romana e proseguono a fioccare le adesioni alla Rete dei 65: le Consulte per la disabilità di tutti i Municipi di Roma, la Consulta Comunale di Verona, la FLC.
Se la stampa di settore (cioè della scuola) non ha lesinato gli articoli invece la stampa "generalista" - si può dire?, quella dei quotidiani, la stampa letta dai cittadini tutti i giorni non ha colto proprio l'entità  di questo che è un fenomeno insieme culturale e sociale e non politico.
Sì, certo, tutti noi agendo facciamo "politica" ma questa volta tutti noi della rete dei 65 - che ormai ha sforato gli 80 aderenti mi pare, abbiamo fatto qualcosa che accade nel nostro Paese per la prima volta: ci siamo uniti tra "categorie" diverse per il medesimo scopo.
Intanto che fervono gli ultimi preparativi e qualcuno comincia a ragionarci su e qualcun altro si accorge di certi particolari, gustiamoci tutti l'invito in LIS, sottotitoli e sonoro: senza cuore nulla si muove. 
 

mercoledì 15 febbraio 2017

Cosa succede a Roma il 23 e 24 febbraio?




Il 23 febbraio dalle 14 alle 19 a Montecitorio ci sarà un presidio, organizzato dalla "Rete del 65 movimenti", contro i decreti attuativi della legge 107 del 2015, che presto saranno licenziati dal governo Gentiloni. 
La rete dei 65 movimenti comprende associazioni per la scuola pubblica e associazioni per la disabilità, famiglie e Comitati Genitori. 
Numerose le adesioni pervenute anche da parte di tutti i sindacati di base e di alcuni sindacati confederali. 
Contemporaneamente, dalle ore 14:00 alle ore 15:00, ci sarà una conferenza stampa nella sala Nassirya del Senato, in cui gli esponenti della rete dichiareranno le istanze dei gruppi. 
Il giorno dopo, venerdì 24 febbraio, invece, dalle ore 8:30 alle ore 14:30 nell'aula magna del Liceo Tasso ci sarà un seminario di formazione, dal titolo: "LA DELEGA DEL Sostegno: INCLUSIONE o ESCLUSIONE? Il docente di sostegno e la continuità didattica. Come cambia la 104"
Il seminario è rivolto ai docenti, qui il programma.
Evento organizzato dalla rete dei 65 e dall'Associazione Nazionale per la scuola della Repubblica.
Numerosi i relatori, numerosi gli interventi, prevista anche una grossa affluenza, nonche' la presenza del sottosegretario all'Istruzione Vito De Filippo e di Ferdinando Imposimato, giudice onorario della Suprema Corte di Cassazione.
Ci siamo anche noi GT a parlare.
Organizzatevi e partecipate e seguite l'evolversi delle vicende, sempre sintonizzati sulla pagina del nostro gruppo FB.
 

Persone con disabilità. Perchè le parole sono importanti.

di GIO BAZEN
E’ un luogo comune, tuttavia vero, rendersi conto, osservandolo ripetutamente, che un oggetto è assai diffuso quando diventa per noi interessante. Dimenticandosene velocemente.
Per una persona con disabilità o per la sua famiglia, coinvolti in questo periodo sul tema della scuola “grazie” alla riforma sull’inclusione scolastica, è facile osservare che la gamma di termini con i quali si viene identificati è quanto mai ampia, andando a ripescare parole che la disabilità non vorrebbe più sentir parlare, ne' vedere. Come padre di una persona con disabilità, sentire parlare ancor oggi di handicap e handicappato, portatore di handicap, diversamente abile, disabile, diversabile ecc, ai quali si sommano le declinazioni frequentemente dispregiative sulla patologia/condizione della persona, offre la misura di quanta strada debba ancora fare la società per poter dirsi realmente inclusiva.
Capita che con Ross Aliprandi si discorra proprio di questo e si incorra in brevi ma significativi confronti con chi, si da per scontato, abbia acquisito che la "Convenzione ONU dei diritti delle persone con disabilità", essendo l'ultima fondamentale Legge dello Stato sul tema, sia il riferimento, lo stato dell'arte anche sotto questo aspetto. Scoprendo, amaramente, che non è così.
Persone con disabilità è il termine utilizzato dall'ONU e dallo Stato italiano.
Capita invece ancora trovare "diversamente abili" diffusamente utilizzato, come in questi giorni nelle audizioni delle commissioni proprio mentre si parla della riforma dell'inclusione scolastica,
Sia chiaro che non ne facciamo una colpa. Crediamo però che sia importante mettersi nei panni delle persone delle quali /con le quali stiamo parlando. E riflettere.
Sarà questo svilimento che lo Stato fa di se stesso, della vergognosa distruzione dello stato sociale, a generare una mancata evoluzione del linguaggio? Ebbene, se è così ribelliamoci anche a questo!
Vorremmo semplicemente che si parlasse di persone. Siamo tutti persone, punto. Se poi diventa indispensabile scendere nello specifico delle particolarità della persona, allora si aggiunga il "con disabilità". Semplice, no?
Facciamo un avanzamento culturale, le parole contano. Insegniamolo sempre, costantemente, con ostinazione ai nostri figli, ai ragazzi, agli alunni e studenti: le parole sono importanti. Altrimenti, tocca sentire dai nostri figli che il vicino di banco "mi ha chiamato ...ciao handicappato! Perché, papà?"
Stavolta una risposta semplice da dare a un bambino o ragazzino non è per nulla scontata. Forse può esser utile, in uno slancio tecnologico, dimostrare ai pargoli che chi dice così, semplicemente sbaglia. Guardiamo ad esempio cosa ci dice Google. Ecco, sediamoci al pc e ricerchiamo insieme "persone con disabilità o diversamente abili". Riportiamo per brevità solo i risultati della prima pagina del motore di ricerca.
La prima risposta arriva dal Corriere: http://invisibili.corriere.it/2012/... "Le parole sono importanti. Basta! Proviamo a non usarli più? Diversamente abile, invalido, disabile: basta! Le parole sono importanti. Di più, le parole mostrano la cultura, il grado di civiltà, il modo di pensare, il livello di attenzione verso i più deboli. Non è una esagerazione. Cambiamo il linguaggio e cambieremo il mondo. Ci sono parole da usare e non usare. E quelle da non usare non vanno usate. Hai voglia a dire: chiamami come vuoi, l’importante è che mi rispetti. No! Se mi chiami in maniera sbagliata mi manchi di rispetto. Se parliamo di disabilità, proviamo a usare termini corretti, rispettosi? Parole da usare e non usare. Concetti da esprimere o da reprimere. Semplicemente: persona con disabilità. L’attenzione sta lì, sulla persona. La sua condizione, se proprio serve esprimerla, viene dopo. La persona (il bambino, la ragazza, l’atleta ecc.) al primo posto. Questa è una delle indicazioni fondamentali che giungono dalla “Convenzione Internazionale sui diritti delle persone con disabilità” (New York, 25 agosto 2006, ratificata, e quindi legge, dallo Stato Italiano). Non: diversamente abile, disabile, handicappato (ma lo usa ancora qualcuno?)"
Si mannaggia!, lo usano ancora tanti! Anche il compagno di banco! Comunque grazie Claudio Arrigoni, questo primo link ci conforta.

Andiamo avanti: il secondo responso è prezioso, arrivando nientemeno che dall'Accademia della Crusca, da Federico Faloppa: http://www.accademiadellacrusca.it/... :
"L’inglese to handicap – che in italiano ha dato origine prima al verbo handicappare ‘porre in stato di inferiorità’ e poi al participio con funzione sia sostantivale sia aggettivale handicappato..." E ancora: "Nelle loro accezioni medico-sociali handicap e handicappato (in forma quest’ultimo tanto di sostantivo quanto di aggettivo) sono stati avvertiti come legittimi (e semanticamente neutri) almeno fino agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso. Non a caso, ancora nel 1992, la Legge quadro 104 si proponeva di normare “l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”. Tuttavia, durante lo stesso decennio, si è assistito a un significativo avvicendamento tra le coppie handicap/handicappato e disabilità/disabile. Lo si evince non solo dalla stessa giurisprudenza, ma anche da altre forme di testualità (basta inserire i binomi in un motore di ricerca di un qualsiasi quotidiano nazionale per fare una prima sommaria verifica), che documentano piuttosto chiaramente la novità nel paradigma." Così chiude l'articolo: "Tuttavia, se nell’uso si avverte tanto l’inadeguatezza dei termini più consolidati, spesso connotati negativamente (secondo un sondaggio pubblicato il 20 maggio 2009 dalla rivista “Focus”, handicappato sarebbe ormai avvertito come un vero e proprio insulto) o semanticamente “difettivi” (disabile), quanto dei loro sostituti pro-positivi (diversamente abile, diversabile), considerati affettati e “politicamente corretti” anche dagli stessi soggetti che nominano (come l’artista David Anzalon detto Zanza, che rifiuta gli eufemismi a vantaggio di handicappato), occorre accettare una complessità che – temo - non può essere risolta con una serie di aut aut, ma che tenga conto dell’evoluzione del dibattito e della varietà dei contesti e delle situazioni d’uso, su cui testare non solo le proprie competenze linguistiche, ma anche le proprie sensibilità: l’insieme – e il bisticcio è voluto – delle proprie abilità."
Ecco, tener conto dell'evoluzione del dibattito è senz'altro illuminante. Ed era il 2013.
Il terzo link ci conduce al sito parlarecivile.it, che riporta come slogan "Comunicare senza discriminare" http://www.parlarecivile.it/argomen... Estrapoliamo una parte nella quale si cita il compianto giornalista Franco Bomprezzi: “Caro Saviano, sei diversamente bravo” ha scritto il giorno seguente Bomprezzi sul blog InVisibili, ribadendo l’importanza di usare l’espressione “persone con disabilità”, scelta dall’ Onu (vedi Disabile). “Se continuiamo a pensare che la disabilità sia qualcosa di “diverso”, addirittura una grande opportunità per sviluppare “diverse abilità”- scrive sul Corriere.it - facciamo un grave torto a quei milioni di persone nel mondo che ogni giorno si battono solo per vedere rispettati i propri diritti di cittadinanza alla pari degli altri, anche se non sono bravi come Petrucciani”. Bomprezzi sottolinea di apprezzare lo spirito sincero e la passione di Saviano nella scelta del tema e della storia commovente da raccontare. Ma anche uno scrittore come Saviano è caduto nella trappola delle parole. “Diversamente abili” – dice ancora Bomprezzi- è proprio l’espressione preferita da quei politici che Saviano critica. “A loro infatti suona benissimo, perché gli consente di far bella figura senza bisogno di andare al cuore dei problemi e dei diritti delle “persone” che possono anche essere del tutto “non abili”. Ma non per questo hanno meno diritto di cittadinanza, meno dignità” conclude il giornalista."

Quarto responso per "Webaccessibile". Magari tutto il web (senza dimenticare i documenti elettronici e la carta stampata) fosse accessibile! Vediamo se le parole lo sono: https://www.webaccessibile.org/le-b...
"Inclusione che ancor prima che nei fatti deve essere nelle parole. Accade invece che quando una persona che deve parlare o scrivere di disabilita’ in un contesto scientifico, accademico o divulgativo, anche se culturalmente preparata ed in buona fede, si trova in grave difficolta’. Usa parole che fanno venire la pelle d’oca alle persone che vivono quotidianamente nel mondo della disabilita’." ..... Chiude il pezzo una esemplare tabella riepilogativa , che lascio a voi esplorare per non inficiarne la formattazione e, quindi, la leggibilità. Basti questo:
PLURALE: LE PERSONE CON DISABILITA’ Deprecabile: gli handicappati, gli orbi, gli incapaci, gli inetti, gli inabili Tollerabile: i disabili, i sordi, i ciechi, i muti, gli schiantati Un po’ meglio: le persone disabili, sorde, cieche, schiantate Molto meglio: le persone con disabilità, con sordità, con cecità, con esiti da trauma cranico encefalico’
Wikipedia, al quinto posto, richiama la Convenzione ONU di cui sopra nella pagina dedicata al termine "Disabilità", dopo un interessante excursus storico. https://it.wikipedia.org/wiki/Disab...
Al sesto un sito inerente alla scuola: Tuttoscuola http://www.tuttoscuola.com/disabili... secondo il quale "Non hanno però dubbi in merito le associazioni di categoria e lo stesso Miur che in tutti gli atti ufficiali parlano di disabilità e di alunni disabili. Ad esempio, nel Regolamento sulla valutazione degli alunni (dpr 122/2009) all’art. 9 si parla di “Valutazione degli alunni con disabilità”; nel Regolamento sulla rete scolastica (dpr 81/2009) si parla più volte di alunni disabili, ecc. Ma, quando, meno te lo aspetti, a volte ritornano …. E nel decreto legge 5/2012 sulle semplificazioni appena approvato si parla per un paio di volte di “alunni diversamente abili”."
E' uno scritto che risale a cinque anni fa, ci può stare che ancora non abbia ancora sdoganato il termine che le associazioni di categoria utilizzano in accordo alla legislazione (e al buon senso).
Edscuola, altro sito per la scuola, riporta nel settimo link un passo importante, http://www.edscuola.it/archivio/han... : "La scuola educa alla democrazia. Si impara a leggere leggendo, a scrivere scrivendo. Alla democrazia si educa con la democrazia. E che c’entra questo con l’integrazione degli alunni disabili? Oggi l’integrazione, così come lo star bene a scuola (il che non significa disubbidire, rompere le finestre, fare casino, non rispettare le regole), è un valore per tutti. Nella repubblica di Platone, i valori venivano stabiliti dai filosofi. Per i guerrieri la guerra. Per gli iloti, il popolino poco più che schiavo dei potenti, il lavoro che doveva farli sudare per sé e per gli altri. La democrazia impone che tutti i cittadini siano uguali, senza distinzione di sesso e di condizione economica, umana e sociale."
La democrazia impone anche il rispetto delle leggi, quindi anche della terminologia corretta.

Ultima citazione da una saggia pagina dell'associazione "Nonnotaxi onlus" :) http://www.nonnotaxi.it/news_vis.ph...
"E' possibile utilizzare i termini “in condizione di handicap” o “in condizione di handicap grave”, ma solamente quando ci si riferisca ai commi 1 e 3 dell'articolo 3 della legge n.104 del 1992, da cui provengono tali espressioni. Nelle comunicazioni interne ed esterne e' opportuno utilizzare sempre le formule: “persona con disabilita'”, “figlio (o minore) con disabilita'”, “lavoratore con disabilita'”. Sono invece da evitare i termini “portatore di disabilita'”, “soggetto disabile”, “il disabile”, perche' definiscono la persona solamente in base alla sua condizione di disabilita' e non ne evidenziano le caratteristiche lavorative o per cui usufruiscono della tutela di norme di legge. La dizione “diversamente abili”, pure molto utilizzata, non e' consigliabile, sia perche' mette l’accento su una presunta “diversita'” delle persone con disabilita', sia perche' troppo generica: si puo' essere “diversamente abili” da un'altra persona pur non avendo nessuna disabilita'."
Saggio, appunto!
Evitiamo dunque che l'uso scorretto delle parole si agganci all'abitudine strisciante di offendere le persone. Educhiamo ed educhiamoci anche a questo per una società civile e rispettosa verso il prossimo.
I nostri figli ci soffrono. E non so voi, ma anch’io come genitore ci soffro. E a volte, mi incazzo.
"Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!" Nanni Moretti in “Palombella Rossa”

lunedì 6 febbraio 2017

Anthony va accolto a scuola con priorità, lo dice la legge.




L’Arena -  sabato 4 febbraio 2017
BELFIORE (VR) L’associazione Genitori Tosti In Tutti I Posti ONLUS interviene a sostegno della famiglia Zangrandi
“Anthony va accolto a scuola con priorità, lo dice la legge”
Non rispondono i dirigenti scolastici interpellati via Pec sui motivi del diniego all’inserimento. Corradi: “Intanto il bambino è stato iscritto on line”
Zeno Martini
La presidente dell’associazione “Genitori Tosti In tutti I Posti ONLUS “ di Verona, Alessandra Corradi, dopo aver letto l’articolo sul piccolo Anthony James Zangrandi, bambino cieco dalla nascita che sta cercando una prima elementare a tempo pieno per il prossimo settembre nelle vicinanze di Belfiore, ha preso contatti con i suoi genitori per aiutarli nella ricerca.
Corradi ha consigliato ai genitori di Anthony, Mirco Zangrandi e Jordana Ottorini, di inviare richieste con posta certificata (Pec) ai dirigenti scolastici, chiedendo che spieghino i loro motivi per cui il loro bambino non dovrebbe essere iscritto nella loro scuola, com’è stato finora risposto solo a parole alla mamma di Anthony.
“Nessuno dei dirigenti scolastici a cui è stata inviata la Pec ha risposto”, spiega oggi Alessandra Corradi, “Nonostante ciò, la madre di Anthony ha proceduto a iscrivere il bimbo come le ho consigliato, in vista della scadenza del 4 febbraio per le iscrizioni on line”.
“Mi sono messa a disposizione della famiglia Zangrandi e insieme fronteggeremo qualsiasi cosa accada, perché il piccolo ha tutti i diritti di venire iscritto al tempo pieno, anzi ha la precedenza sugli altri bambini”.
I genitori di Anthony hanno urgenza di conoscere dove verrà accolto il loro figlio anche perché devono avere il tempo di scoprire quali libri di testo vengono adottati, per farli tradurre nel linguaggio Braille in tempo per la prima campanella.
La presidente di Genitori Tosti, Corradi, vuole dare qualche consiglio in generale a tutti i genitori che hanno figli con disabilità e che si trovano a dover iscrivere il proprio figlio alla prima classe della primaria.
“Nessun dirigente scolastico può rifiutarsi di accogliere la richiesta dei genitori di un bambino con disabilità: ciò sarebbe contro la legge e discriminatorio” sottolinea “anzi, un alunno con certificazione legge 104 del 1992 ha la priorità”.
L’associazione Genitori Tosti In Tutti I Posti ONLUS consiglia sempre ai genitori di leggere gli articoli dal 12 al 15 della legge 104 del 1992: lì è spiegato tutto ciò che riguarda la scuola e l’integrazione. “Questi articoli dovrebbero essere ben noti ai dirigenti scolastici, ai docenti, specie di sostegno, e ai funzionari dell’ufficio scolastico provinciale e del MIUR”, evidenzia Corradi, “ecco perché mi sono meravigliata nel leggere l’articolo sull’Arena”.
“Esiste un altro strumento molto prezioso che si chiama Accordo di programma, che a Verona è stato rinnovato dopo parecchi anni di oblio nel 2011 e che dovrebbe essere rinnovato ogni 5 anni”, rivela la presidente della Onlus, “in questo documento è scritto a chi competono i servizi come il trasporto (che per gli alunni con disabilità è gratuito), il servizio di assistenti all’autonomia e alla comunicazione per chi ha una disabilità sensoriale o una limitazione-assenza del linguaggio; il servizio di assistenti educativi culturali e il servizio di operatori socio-sanitari”. Tutte figure professionali previste dalla legge e che sono un diritto garantito per l’alunno con disabilità e la sua famiglia.
“I genitori si devono informare quando partecipano alle giornate di scuola aperta, su come la scuola è organizzata e se dispone di un locale adeguatamente attrezzato per le necessità dell’alunno”, raccomanda Corradi.
“Infine ma non meno importante: tra scuola e famiglia ci deve essere una serie di incontri e scambi, mesi prima dell’inizio dell’anno scolastico, in modo da preparare un percorso personalizzato di accoglienza e  inclusione dell’alunno, anche nel rispetto dei diritti dei suoi compagni”, aggiunge la presidentessa di Genitori Tosti, “ se tutto è predisposto per bene, tutti se ne avvantaggeranno. Indispensabile è il passaggio di consegne tra la scuola uscente e quella entrante: nel concreto si chiama progetto ponte”. “Non si può prescindere dalla costituzione dei gruppi di lavoro, normati dall’articolo 15 della legge 104”, conclude Corradi, “ogni genitore dovrebbe farsi dare dalla scuola i contatti dei rappresentanti dei genitori, in seno a questi organi collegiali”.
Per avere altre informazioni, o ricevere supporto e consulenza scolastica da Genitori Tosti In Tutti I Posti ONLUS, www.genitoritosti.it, telefono 339.2118094.

giovedì 2 febbraio 2017

L'Atto 0378 va ritirato - tutti a Roma il 24 febbraio!


Ci stiamo battendo per il ritiro della legge delega al sostegno
Che noi abbiamo analizzato qui.
Stanno uscendo gli articoli sui quotidiani che parlano di noi e, come sapete, saremo a Roma insieme agli esponenti di tutto il comitato che comprende, oltre noi associazioni famiglie, anche docenti, operatori, personale ATA, sindacati, sociologhi, avvocati etc insomma, c'è tutto il mondo che ruota attorno alla scuola, ci sono le PERSONE.
Abbiamo scelto di non fare le audizoni al Parlamento, noi vogliamo un confronto diretto e fattivo. Sono mesi che lo chiediamo.
Difficile seguire i molteplici comunicati che si susseguono - magari faremo una carrellata di rassegna stampa.
Intanto potete aggiornarvi sul sito dei Partigiani della Scuola Pubblica.
L'attenzione su di noi (stiamo parlando di un movimento che solo a livello di docenti coinvolge 160mila persone, in tutt'Italia ) è altissima.  
Non si tratta di una protesta, si tratta di un qualcosa che non si è mai visto in Italia, prima, in questo a ambito: persone diversissime tra loro tutte compatte nella richiesta di tutela del diritto allo studio e all'istruzione degli studenti con disabilità.
Diritto che ricade su tutti i protagonisti del processo inclusivo a scuola e quindi riguarda tutti, anche gli "altri" studenti.
Chissà, magari un giorno si arriverà ad avere una categoria unica e non la distinzione "con disabilità".
Vi invito a compilare il nostro sondaggio, come sapete lo useremo a Roma.
Abbiamo 3 settimane per prepararci bene.

sabato 28 gennaio 2017

C'era una volta la Scuola.... e l'inclusione?


Genitori Tosti ha analizzato il testo dell'Atto 0378, presentato in Consiglio dei Ministri esattamente due settimane fa. Tale Attoche contiene la bozza di legge, per la prima volta resa pubblica lo scorso 14 gennaio, sul sostegno scolastico italiano.
Non deve essere approvata, se vogliamo che la Scuola pubblica accolga ancora gli alunni con disabilità nel pieno rispetto della Convenzione ONU e della nostra Costituzione. 
L'analisi da noi fatta è lunga e tecnica, anche se abbiamo cercato di usare un linguaggio il più comprensibile e piano possibile, dal punto di vista dei genitori quali siamo e quali resteremo nonostante le nostre "specializzazioni".
Diteci se siamo riusciti a essere chiari, diteci se siete d'accordo, confrontiamoci: genitoritosti@yahoo.it